Un minuto di silenzio…
…60 secondi, per molti sono pochi per molti altri un’eternità.
E’ difficile per me scrivere in queste ore perchè un sentimento misto di rabbia e dolore mi confonde e mi fa stare male.
Quel che è successo nei giorni scorsi ha scosso tutti e ci ha ricordato quanto siamo fragili di fronte alla natura, soprattutto se non vengono prese le dovute precauzioni.
Si è detto tutto in questi giorni.
I politici che scaricano le colpe sugli altri (ma questo è normale).
Un ministro che pensa ancora al ponte perchè non ci sono abbastanza soldi per mettere in sicurezza tutto il territorio.
Alcuni giornali che relegano la tragedia in secondo piano perchè è più importante parlare dello scudo fiscale, della manifestazione per la libertà di stampa e di Annozero che attacca Berlusconi.
Un presidente del consiglio che sorvola l’area del disastro senza nemmeno andare tra chi lavora sodo in questi giorni per recuperare per lo meno i corpi dei nostri concittadini.
Si son viste le contestazioni davanti la prefettura per la parata di politici (o politicanti?) che è sbarcata al di qua dello stretto, e si è visto o meglio si è sentito il minuto di silenzio, in ricordo di chi ha tragicamente perso tutto, solo sui campi delle siciliane e per un errore dell’arbitro anche a Bergamo, mentre su tutti gli altri campi non si è sentito nulla o meglio solo il rumore e il frastuono dei tifosi senza un minimo accenno a ricordare chi ha perso la vita, chi non ha più una casa, chi non ha più niente.
Si è parlato di morti di serie B, di italiani di serie B.
Non penso che siamo italiani di serie B, penso semplicemente che non siamo italiani, che siamo siciliani e che tali resteremo sempre perchè dal 1860 ad oggi non siamo stati mai trattati come italiani di serie B ma semplicemente come italiani di CND (CAMPIONATO NAZIONALE DILETTANTI per chi non lo sapesse).
Basti pensare a quando i romani vennero in Sicilia e la trasformarono nel “granaio di Roma” successivamente detto “granaio d’Italia”, o basti pensare al 1860 quando la Siclia fu colonizzata dai piemontesi per “fare l’Italia”. I piemontesi invece diedero libero sfogo ai banditi (non ai briganti) facendogli prendere i posti statali nel rispetto del re creando così la mafia e portando in Piemonte tutto l’oro delle casse di Palermo e Napoli così da estinguere tutti i debiti della corona Savoia.
Non siamo italiani perchè non vogliamo esserlo, perchè da sempre viviamo in uno stato di sfruttamento e di colonizzazione e da tale stato vogliamo uscire.
Lo abbiamo fatto durante i vespri siciliani nel 1282 cacciando gli angioini al grido di An.Tu.Do. (ANimus TUus DOminus – il coraggio è il tuo signore (non i Francesi)!), lo abbiamo fatto dopo il 1860 (settembre 1866 con la “Rivolta del sette e mezzo” a Palermo), lo abbiamo fatto negli anni del separatismo (1942-1947) con l’ottenimento, grazie al sangue versato dai nostri compatrioti siciliani (Antonio Canepa, Lo Giudice, Rosano tra i vari), dello Statuto Autonomo Siciliano.
Uno statuto tradito da noi siciliani, da chi abbiamo votato negli anni, da chi avrebbe dovuto fare i nostri interessi e invece si è sempre piegato alla mafia e ai politici dei partiti romani.
In questi giorni di tristezza e di una sottile indifferenza da parte dei media italiani (come ad esempio i 25 minuti di trasmissione dedicati al nostro disastro da Vespa su 2 ore di trasmissione) e da parte dei politici italiani che ancora pensano che il ponte sia di primaria importanza, come dicevo in questi giorni il nostro orgoglio siciliano riemerge più forte che mai e forse è giunta l’ora di muoverci, è giunta l’ora di smuovere le nostre coscienze e di fare quel passo che nel ’47 fu bloccato da uno statuto mai applicato.
Dobbiamo risorgere come messinesi ma soprattutto come Siciliani.
E come nel 1282 la parola che deve spingerci a ritrovare la nostra sicilianità è AN.TU.DO.
Con questo grido di coraggio e di disperazione spero che noi siciliani faremo riemergere il nostro patriottismo siciliano.
SICILIA LIBERA E INDIPENDENTE
Sotto la voce: Associazione, Messina, Sicilia
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